28 ottobre 2017

Statine salvavita : chi le usa deve fare controlli sul Diabete

I farmaci aumentano il rischio malattia, ma resta la protezione per il cuore

Le statine sono uno strumento fondamentale per prevenire problemi cardiovascolari, ma chi le usa dovrebbe controllare più spesso glicemia ed emoglobina glicosilata, perchè questi farmaci aumentano il rischio di diabete. Lo afferma uno studio pubblicato da Scientific Reports dell’Università di Catania, coordinato da Francesco Purrello, che ha individuato il meccanismo del fenomeno.    Lo studio ha analizzato l’effetto di due diverse statine, l’atorvastatina e la pravastatina, su cellule umane e su modelli animali, verificando che questi farmaci possono interferire e ridurre la secrezione di insulina da parte delle cellule beta del pancreas.

L’effetto, spiega Purrello, che è presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia (Sid), varia a seconda della statina usata, con quelle più in grado di attraversare la barriera cellulare che hanno anche un’influenza maggiore. “Il messaggio clinico che deriva da questo studio – spiega Purrello – è che tutti i soggetti che assumono statine devono certamente continuare la loro terapia, che è un salvavita, ma devono anche controllare con una certa frequenza la loro glicemia e l’emoglobina glicosilata, parametri che indicano, se alterati, la progressione verso il diabete, che in questo caso deve essere tempestivamente diagnosticato. La raccomandazione vale soprattutto per chi ha qualche altro fattore di rischio per il diabete, come la predisposizione familiare o l’ipertensione”. 

  Il legame tra uso di statine e diabete è fortemente dibattuto, con diversi studi che hanno cercato di quantificarlo, che hanno anche valutato però che la protezione da eventi cardiovascolari gravi rimane. Secondo una revisione pubblicata da Jama, ad esempio, l’utilizzo di statine a dosaggi intensivi produce 1 caso in più di diabete per ogni 498 pazienti trattati per un anno, ma porta ad un paziente in meno affetto da eventi cardiovascolari per ogni 155 pazienti trattati per un anno.

fonte: ansa

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