2 giugno 2019

I conservanti celati nel pane aumentano il rischio diabete.

 

DIABETOLOGIA | REDAZIONE DOTTNET | 26/04/2019

Consoli (Sid): allungano la vita dei cibi industriali, influenzano ormoni

I conservanti ‘nascosti’ nei prodotti da forno industriali, contribuiscono ad aumentare il rischio di diabete poiché influenzano il metabolismo, provocando aumento di peso e resistenza all’insulina. In particolare, secondo una nuova ricerca pubblicata su Science Translational Medicine, ad avere questo effetto è il consumo di propionato, additivo alimentare spesso utilizzato in pane e biscotti confezionati.

Più di 400 milioni di persone in tutto il mondo soffrono di diabete e alcune ricerche hanno suggerito che gli ingredienti utilizzati per la conservazione del cibo possono contribuire a diffondere questa epidemia, ma pochi studi hanno valutato queste molecole. I ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health, negli Usa, si sono concentrati sul propionato, che aiuta a prevenire la formazione di muffa ed è generalmente riconosciuto come sicuro. Hanno prima somministrato questo acido grasso a catena corta ai topi e scoperto che attivava il sistema nervoso simpatico, causando un’impennata di ormoni, tra cui glucagone, norepinefrina e l’ormone FABP4. Questo a sua volta ha portato a una condizione di iperglicemia, tratto distintivo del diabete. Inoltre, il trattamento cronico dei topi con una dose di propionato di calcio equivalente alla quantità consumata dagli esseri umani ha portato a un significativo aumento di peso e insulino-resistenza.

I ricercatori hanno poi verificato i risultati su 14 persone sane: un gruppo ha ricevuto un pasto contenente un grammo di propionato e l’altro gruppo uno con placebo. Dai campioni di sangue è emerso che chi aveva consumato l’additivo aveva aumenti significativi di noradrenalina, glucagone e FABP4 subito dopo aver mangiato. “Questo studio – commenta Agostino Consoli, presidente eletto della Società italiana di Diabetologia (Sid) e ordinario di Endocrinologia all’Università di Chieti-Pescara – suggerisce che un elemento comunemente usato per prolungare la “vita commerciale” di cibi industriali può avere effetti negativi sul metabolismo umano”.

Questi dati, prosegue, “individuano una nuova pista da seguire nella ricerca dei meccanismi che legano l’aumentato consumo di “processed food” (alimenti confezionati) all’aumento esponenziale della prevalenza di obesità e diabete nei paesi industrializzati e in fase di industrializzazione”. Se verranno confermati ed estesi ad altre molecole usate nella conservazione dei cibi industriali, conclude Consoli, “le colpe oggi attribuite in generale alla cattiva alimentazione moderna, potranno essere attribuite a specifici ‘colpevoli'”.

 

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