12 dicembre 2020

Diabete e rischio cardiaco: presentato il documento con le linee guida

DIABETOLOGIA | REDAZIONE DOTTNET | 03/12/2020

Alcune molecole nate per il trattamento del diabete si sono rivelate molto efficaci anche nel trattamento dello scompenso cardiaco. Chi soffre di diabete è più a rischio di malattie cardiovascolari.

Alcune molecole nate per il trattamento del diabete si sono rivelate molto efficaci anche nel trattamento dello scompenso cardiaco e nel ridurre il rischio di morte cardiovascolare o di ricovero per scompenso cardiaco. Sono questi alcuni degli elementi lanciati nel corso del Congresso nazionale della Sid, la Società italiana di diabetologia, presentando il documento “Gestione del rischio cardiovascolare nel diabete”, realizzato dalla stessa Sid insieme alla Sic, la Società italiana di cardiologia.

Nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare, gli agonisti recettoriali dell’ormone Glp-1 (il cui ruolo è quello di stimolare la secrezione dell’insulina) si sono rivelati efficaci per dare una protezione contro queste patologie.

È il motivo per cui le ultime linee guida europee della Società europea di cardiologia (Esc) e dell’Associazione europea per lo studio del diabete (Easd) hanno messo al primo posto tra i farmaci da usare per il trattamento di una persona con diabete e malattie cardiovascolari gli inibitori di Sglt2 e gli agonisti recettoriali di Glp1, ‘spodestando’ dalla prima scelta (ma solo per questa categoria di pazienti) la metformina.

La cardiopatia coronarica è una delle complicanze più frequenti nei pazienti diabetici.

L’infarto compare in genere in età più precoce, è più esteso e più grave rispetto ai non diabetici. Viene raccomandato uno stretto controllo di tutti i fattori di rischio per cardiopatia ischemica: la pressione sistolica (la ‘massima) non dovrebbe superare i 130 mmHg (ma non scendere sotto i 120 mmHg), la diastolica (la ‘minima’) dovrebbe essere inferiore a 80 mmHg (ma non inferiore a 70 mmHg). Il colesterolo cattivo (l’Ldl) dovrebbe essere portato sotto i 70 mg/dl (meno di 55 mg/dl nei pazienti ad altissimo rischio), o ridotto di oltre il 50% rispetto al basale, se i valori iniziali sono compresi tra 70 e 135 mg/dl. Il target di emoglobina glicata è meno di 7% o meno di 6,5%.  “

I cardiologi e i diabetologi, insieme per la prima volta, hanno stabilito come gestire il rischio cardiovascolare nel paziente diabetico in questo nuovo documento scritto sulla base delle ultime evidenze scientifiche disponibili”, commenta Ciro Indolfi (nella foto), presidente Sic. “Circa il 30% delle persone con diabete – ricorda Agostino Consoli, presidente eletto Sid – ha già avuto un evento cardiovascolare o cerebrovascolare o presenta i segni di una insufficienza cardiaca”. 

 

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