28 ottobre 2017

Via libera al primo farmaco antidiabete contro inferti e ictus

 

L’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha approvato la molecola liraglutide quale primo farmaco antidiabete per la prevenzione degli eventi cardiovascolari maggiori

Il diabete è nemico del cuore. Ogni giorno in Italia si contano, infatti, 60 morti e 7,4 milioni di euro di costi causati dalle malattie cardiovascolari legate appunto al diabete, dall’infarto all’ictus. Un svolta è però in arrivo sul fronte delle terapie: l’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha infatti approvato la molecola liraglutide quale primo farmaco antidiabete per la prevenzione degli eventi cardiovascolari maggiori.

  “Le malattie cardiovascolari rappresentano una delle principali cause di mortalità fra le persone con diabete. Nei diabetici, infatti, aumenta di 2 volte il rischio di morte e di 4 quello di infarto o ictus”, spiega Raffaele De Caterina, cardiologo all’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara. Secondo i dati del recente studio RIACE, la prevalenza delle malattie cardiovascolari nel diabete, ossia il numero di persone con diabete che vanno incontro nella loro vita ad almeno un evento cardiovascolare, è del 23,2%: in pratica una su 4. Parliamo di “quasi 750 mila persone in Italia, delle quali oltre 350 mila hanno avuto un infarto e più di 100 mila un ictus”, sottolinea Antonio Nicolucci, direttore di ‘Coresearch – Center for Outcomes Research and Clinical Epidemiology’.

Quanto ai costi giornalieri per il Servizio sanitario nazionale, “sono legati ai ricoveri ospedalieri (4,8 milioni di euro) e ai farmaci (2,6 milioni). Complessivamente, parliamo di circa 2,7 miliardi di euro l’anno, pari a quasi un terzo di tutta la spesa sanitaria legata al diabete”. La buona notizia è che la ricerca farmacologica ha messo a punto farmaci antidiabete che prevengono gli eventi cardiovascolari, come il liraglutide. Lo studio LEADER ha valutato gli effetti a lungo termine di questa molecola rispetto a placebo in 9.340 persone con diabete tipo 2, ad alto rischio di eventi cardiovascolari, per un periodo da 3,5 a 5 anni. Ha dimostrato, nelle persone con diabete tipo 2, di “ridurre del 22% il rischio di morte per cause cardiovascolari e del 15% la mortalità per tutte le cause”, conclude Agostino Consoli, endocrinologo all’Università ‘D’Annunzio’ e principal investigator dello studio.

 

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