28 settembre 2020

Così debutta il diabete: scoperte le varianti genetiche

DIABETOLOGIA | REDAZIONE DOTTNET | 24/09/2020

Lo rivela uno studio presentato dai giovani ricercatori della Sid, la Società italiana di diabetologia, al 56esimo congresso annuale dell’Easd, la European Association for the Study of Diabetes

Sono stati scoperte le mutazioni genetiche che anticipano il “debutto” del diabete di tipo 2, quelle dunque legate al suo esordio precoce.

È questo il risultato di uno studio presentato dai giovani ricercatori della Sid, la Società italiana di diabetologia, al 56esimo congresso annuale dell’Easd, la European Association for the Study of Diabetes.  Lo studio ha valutato il ruolo nell’esordio precoce del diabete di tipo 2 sia delle varianti rare e potenzialmente patogenetiche, sia di quelle comuni precedentemente legate al rischio di diabete di tipo 2. Nel lavoro sono stati analizzati i Dna di 600 pazienti con i geni noti per essere responsabili di diabete monogenico e quelli associati al diabete 2, utilizzati poi per la definizione di uno score di rischio genetico.  “I risultati ottenuti dall’analisi delle varianti rare e potenzialmente patogenetiche – dice Serena Pezzilli, della Fondazione Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo – hanno evidenziato che queste aumentavano del 71% il rischio di esordio precoce della malattia. Questo aumento del rischio era tanto maggiore quanto minore era la frequenza delle varianti, arrivando al punto che varianti rarissime (presenti in una persona su 50.000 o meno) aumentavano di più di sei volte il rischio dell’insorgenza precoce del diabete di tipo 2. Ognuna delle varianti comuni che influenzano la suscettibilità al diabete 2, aumentava in media la probabilità di un esordio precoce della malattia del 20%”.

“I nostri dati – prosegue Pezzilli – mostrano per la prima volta una notevole influenza di entrambe le tipologie di varianti genetiche, nell’aumento del rischio di insorgenza precoce della malattia”.  Per Agostino Consoli, presidente eletto Sid, “stiamo cominciando a capire meglio che la diagnosi di ‘diabete mellito di tipo 2’ comprende una ampia ‘gamma’ di patologie che, pur avendo tratti comuni e complicanze simili, differiscono nella loro eziologia, patofisiologia ed evoluzione. Questo studio aggiunge importanti elementi di differenziazione ‘genetica’ che ci aiuteranno a classificare ancora meglio la patologia”.

Ti piace questo post?

Altre storie

Il coronavirus potrebbe favorire lo sviluppo del diabete

INFETTIVOLOGIA | REDAZIONE DOTTNET | 03/09/2020 Il caso di un giovane con SARS-CoV-2 asintomatico divenuto diabetico Il coronavirus potrebbe influenzare la funzione del pancreas favorendo lo sviluppo del diabete: lo suggerisce il caso di un giovane paziente con infezione da SARS-CoV-2 asintomatica, che si è ammalato di diabete autoimmune o insulino-dipendente...

Roma : Impiantati su tre pazienti sensori per glucosio.

Diabete: sensori di glucosio impiantati in pazienti a Roma  | Redazione DottNet | 26/07/2017 17:13 Sono collegati con lo smartphone per il monitoraggio continuo della glicemia Un sensore impiantato sotto la pelle può monitorare in tempo reale l’andamento della glicemia, con un migliore controllo del diabete. Ne sono convinti i...

Allo studio le prime linee guida su diabete autoimmune latente.

DIABETOLOGIA | REDAZIONE DOTTNET | 09/07/2019 E’ una lenta evoluzione verso l’ insulino-dipendenza, che colpisce tra il 5-12 per cento dei pazienti inizialmente diagnosticati come diabetici di tipo 2  Una patologia complessa e articolata, molto eterogenea e quindi difficile da riconoscere, troppo spesso non curata adeguatamente con conseguenze significative per il...

Categorie

Newsletter

Iscriviti alla newsletter.

Privacy: Acconsento al trattamento dei dati personali