31 ottobre 2022

Diabete: il pancreas artificiale è sempre più realtà e non un ‘mito’

DIABETOLOGIA | REDAZIONE DOTTNET | 27/10/2022 13:50

n occasione del Congresso Nazionale dell’Associazione Medici Endocrinologi (AME-ETS) gli specialisti hanno fatto il punto sulle tecnologie che hanno migliorato la qualità della vita dei pazienti affetti da diabete

I microinfusori portatili hanno cambiato la vita delle persone affette da diabete. Ma sarà l’arrivo del cosiddetto “pancreas artificiale”, previsto verosimilmente fra 3-4 anni, che rivoluzionerà completamente la vita dei pazienti, liberandoli dalla necessità dell’auto misurazione della glicemia con gli strumenti che siamo abituati a conoscere e dalla necessità di intervenire in occasione dei pasti. Questo è stato uno dei temi al centro del Congresso Nazionale dell’Associazione Medici Endocrinologi (AME-ETS), che si è tenuto la scorsa settimana a Roma. L’evento è stato l’occasione per fare il punto sull’evoluzione dei microinfusori, dei sensori e del passaggio, si spera prossimo, al pancreas artificiale.

Destinato prioritariamente alle persone affette da diabete di tipo 1, che in Italia sono circa 300mila, il pancreas artificiale potrebbe essere impiegato anche in un ristretto numero di persone con diabete mellito tipo 2 non responsivi a trattamento insulinico basal-bolus, una malattia che riguarda invece 4 milioni di italiani e che è in continua crescita.

“Già grazie agli attuali microinfusori la qualità della vita dei pazienti è molto migliorata”, spiega Olga Eugenia Disoteo, Coordinatore Nazionale della Commissione Diabete AME. “Questi dispositivi portatili, piccoli e discreti, consentono la somministrazione di insulina ad azione rapida 24 ore su 24. I vari modelli di microinfusori – continua – possono essere indossati durante tutte le attività della vita quotidiana, compresa l’attività fisica o i viaggi a lunga percorrenza con cambi di fuso orario”.

Il microinfusore insulinico, quindi, rilascia durante l’intera giornata il quantitativo di insulina necessario all’organismo. “Questi dispositivi, grazie al costante scambio di informazioni con il sensore in continuo del glucosio interstiziale, somministrano l’insulina in automatico per mantenere normali i valori glicemici tra un pasto e l’altro, la cosiddetta infusione insulinica basale, e consentono l’esecuzione di boli insulinici somministrati in concomitanza dei pasti giornalieri, per controllare l’inevitabile e conseguente elevazione della glicemia”, dice la dott.ssa Disoteo.

I boli, allo stato attuale, richiedono l’intervento del paziente che deve comunicare al microinfusore la quantità di carboidrati assunti e confermare la dose suggerita dal microinfusore sulla base di un rapporto insulina/carboidrati personalizzato. “Rispetto alla terapia insulinica tradizionale, il microinfusore consente – sottolinea Disoteo – un’estrema personalizzazione della terapia insulinica con rapidi adeguamenti della stessa in caso di necessità particolari determinate anche da variazioni psicofisiche del paziente”.  

Il passo successivo per questi dispositivi, la prossima evoluzione del microinfusore, è il pancreas artificiale. Si tratta di un sistema che non richiede alcun intervento del paziente. “Questi sistemi integrati, definiti ad ‘ansa chiusa’, consentiranno una ancora più puntuale lettura del glucosio e saranno in grado di dialogare con il microinfusore controllando direttamente, sulla base dei valori di glucosio rilevati, non solo come già avviene l’infusione di insulina basale ma anche l’infusione in occasione dei pasti senza necessità di intervento da parte del paziente”, spiega Edoardo Guastamacchia (nella foto), Past President di AME. “Sono sistemi altamente tecnologici, già disponibili a livello sperimentale, ma che presto saranno disponibili per l’impiego nell’attività clinica. Probabilmente ci vorranno circa 3-4 anni ma sono destinati a migliorare ancora di più la vita delle persone con diabete”, conclude.

 

 

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