21 luglio 2017

Da una nuova classe di farmaci, speranze anche per il diabete tipo 1

 

Diabetologia | Redazione DottNet | 19/07/2017 11:55

Purrello (Sid), bloccare il glucagone può avere un impatto clinico

Da una nuova classe di farmaci oggi in sperimentazione per il diabete di tipo 2 potrebbe arrivare una terapia aggiuntiva per il diabete di tipo 1. A testare nuovi utilizzi dell’antagonista del recettore del glucagone, sono stati i ricercatori dell’Università della California di San Diego.    Il glucagone è un ormone che, insieme all’insulina, viene prodotto dal pancreas e regola il livello di glucosio nel sangue. In particolare è antagonista dell’insulina e ha la funzione opposta, ovvero serve ad alzare il livello di glucosio.  

La sua produzione è fortemente disregolata in pazienti con diabete 1, o giovanile, e provoca per questo fluttuazioni di glicemia. In un precedente lavoro preclinico sui topi che mancavano di cellule beta pancreatiche e non potevano produrre insulina, si è visto che somministrare un antagonista del recettore del glucagone (in particolare un anticorpo che blocca la segnalazione del recettore del glucosio, REMD-477), aveva un effetto notevole nell’abbassare la glicemia senza ricorrere all’insulina.

Nel nuovo studio di fase 1 i ricercatori ne hanno testato effetti su 21 pazienti tra i 18 e i 60 anni con diabete di tipo 1 e che utilizzavano una pompa per la somministrazione di insulina. Dai risultati, presentati all’American Diabetes Association (ADA) 2017 Scientific Session, è emerso che coloro che hanno ricevuto una singola iniezione sottocutanea di REMD-477 hanno usato meno insulina rispetto a chi ha ricevuto placebo. Gli effetti avversi erano lievi o moderati e non esistevano differenze significative nel tasso di ipoglicemia. 

  “E’ uno studio interessante – commenta Francesco Purrello, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia (Sid) – perché, pur se pilota, cerca di portare evidenze a supporto del fatto che sia nel diabete 1 che 2 c’è un eccesso di glucagone prodotto in maniera incontrollata e ridurne i livelli può aiutare a migliorare il controllo glicemico. In questo caso non solo il farmaco ha modulato gli effetti del glucagone, ma ha anche ridotto la quantità di insulina giornaliera da somministrare per mantenere il controllo glicemico. Questo autorizza a ben sperare”.

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