5 ottobre 2018

Diabete : la prevenzione è la migliore arma.

Ma finora ha fallito. Occorrono campagne come per il fumo e tassare il junk food

La prevenzione è la prima arma vincente contro il diabete, eppure ad oggi è risultata “fallimentare”, perché inadeguata o insufficiente.

Dal Congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete (Easd), i diabetologi internazionali ed il presidente della Società italiana di diabetologia (Sid), Francesco Purrello, lanciano una chiamata all’azione rivolta ai cittadini, ma anche ai decisori politici, per arginare un’epidemia ormai mondiale.   “E’ arrivato il momento di cambiare registro e di promuovere un deciso cambio di marcia contro il diabete di tipo 2, malattia potenzialmente molto grave, che può essere tuttavia efficacemente prevenuta”, afferma Purrello. 

A decretare la gravità estrema della situazione sono i numeri stessi del diabete: in Italia, secondo i dati ‘Arno diabete 2017’, sarebbero circa 4 milioni le persone con diabete. In questa popolazione si registrano ogni anno 75 mila infarti, 50 mila ictus, 10 mila amputazioni. Ogni anno 50 mila persone con diabete sviluppano un problema importante alla vista e ogni 4 ore una persona con diabete inizia la terapia dialitica (circa 2 mila l’anno). 

 Il “nostro obiettivo – afferma Purrello – è di organizzare una grande campagna di prevenzione del diabete. Anche quella che ha portato all’abolizione del fumo è iniziata tra lo scetticismo generale; certo il problema non può dirsi eliminato del tutto, ma a livello di sensibilizzazione è stato fatto davvero molto”. 

L’impressione, rileva, “è invece che per il diabete a livello di prevenzione si stia facendo davvero poco. Per questo siamo anche favorevoli alla tassazione del cibo ‘spazzatura’ e alla promozione di incentivi per l’attività fisica”.

Va detto che “una serie di evidenze, derivate soprattutto da studi condotti in Nord Europa, Stati Uniti e Cina – spiega – dimostrano che è possibile prevenire o almeno ritardare la comparsa del diabete tipo 2 in soggetti ad alto rischio. Ciò è stato ottenuto con interventi coordinati su riduzione del peso corporeo e aumento dell’attività fisica.

I risultati di questi studi hanno inoltre dimostrato che questi interventi sullo stile di vita non sono fugaci, ma, al contrario, la riduzione del rischio di sviluppare diabete si mantiene nel tempo. Al contrario di quanto avviene quando la prevenzione viene effettuata solo con interventi farmacologici, i cui effetti, comunque minori rispetto a quanto ottenuto con dieta ed attività fisica, si perdono al momento dell’interruzione della terapia”.   La  ricerca scientifica nel frattempo si sta muovendo in diverse direzioni, per cercare di capire quali marcatori genetici o biologici possano essere utilizzati per individuare con maggiore precisione i soggetti ad alto rischio, e su di loro concentrare gli interventi di prevenzione. 

“Gli studi hanno dimostrato che è possibile prevenire il diabete tipo 2 – sottolinea Purrello – e questo comporterebbe un enorme risparmio anche per i servizi sanitari.

Ma adesso la vera sfida è quella di trasferire queste evidenze scientifiche nella pratica clinica”. Ma è anche necessario, avverte il presidente Sid, “combattere la fake news del diabete visto come condizione benigna. Niente di più falso.

Il diabete è una malattia grave e potenzialmente mortale. Ma possiamo prevenirla, e questa deve essere la priorità”.

 

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