2 giugno 2019

Il diabete tipo 1 è più difficile da diagnosticare tra gli adulti.

DIABETOLOGIA | REDAZIONE DOTTNET | 04/05/2019 

È possibile che venga scambiato per diabete 2: c’è il rischio che le cure non siano giuste

 Il diabete di tipo 1 che insorge da adulti può essere più difficile da diagnosticare. È possibile che venga inizialmente scambiato per la forma di tipo 2, con la conseguenza che i pazienti possono non ricevere le giuste cure.  Un caso emblematico su tutti è quello della premier britannica Theresa May, a cui all’inizio è stato diagnosticato il diabete di tipo 2 e quindi dato un trattamento che oltre alla modifica di alcuni stili di vita prevedeva l’assunzione di farmaci in pastiglie che però non funzionavano, per poi essere sottoposta nuovamente ai test e identificata come persona che soffriva invece della forma di tipo 1.

A sollevare l’attenzione sul tema è uno studio della University of Exeter Medical School, pubblicato su Diabetologia. Il team di ricerca ha analizzato 583 persone con diabete trattato con insulina che era stato diagnosticato dopo i 30 anni. Dei partecipanti 123 (21%) avevano completamente esaurito le riserve di insulina e ad esami più accurati risultavano avere il diabete tipo 1 e caratteristiche cliniche simili ad un gruppo di 220 persone con diabete tipo 1 diagnosticato prima dei 30 anni. Lo studio mostra che il 38% dei pazienti con diabete di tipo 1 che si manifesta dopo i 30 anni sono stati inizialmente trattati come pazienti diabete di tipo 2 (senza insulina) e la metà di coloro che hanno ricevuto una diagnosi errata continuava a mantenerla fino a 13 anni dopo.

“La nostra ricerca- spiega il dottor Angus Jones, che l’ha guidata- mostra che se una persona con una diagnosi di diabete di tipo 2 ha bisogno di trattamento con insulina entro tre anni, ha un’alta probabilità di avere il diabete di tipo 1 non diagnosticato. Pertanto è necessario un esame del sangue per confermare il tipo di diabete e che si riceva il giusto monitoraggio, educazione e trattamento”. Il diabete autoimmune con diagnosi a un’età maggiore dei 30 anni (tipo 1 e più frequentemente Lada,o diabete autoimmune a lenta insorgenza) ha una prevalenza nella popolazione italiana di circa il 15% tra tutte le forme di diabete come messo in evidenza dallo studio Nirad finanziato della Società Italiana di Diabetologia . Una corretta diagnosi è fondamentale per individuare la terapia corretta per uno specifico paziente, secondo quanto rileva la professoressa Raffaella Buzzetti, Professore Ordinario di Endocrinologia della “Sapienza” Università di Roma.

“Di solito il diabete tipo 1 che si manifesta in età adulta presenta una sintomatologia meno grave di quello che insorge da bambini o adolescenti- evidenzia l’esperta- per tale motivo accade, come messo in luce dal lavoro appena pubblicato, che non venga correttamente diagnosticato. Alcune caratteristiche cliniche come la presenza di un peso normale, l’età alla diagnosi mediamente più precoce rispetto al diabete tipo 2, la presenza di altre malattie autoimmuni, dovrebbero suggerire ulteriori accertamenti per confermare o escludere la diagnosi di diabete tipo 1”. “Ritardare l’inizio della terapia insulinica in una persona con diabete tipo 1 – conclude Buzzetti- pone, infatti, a rischio immediato di complicanze acute e, a causa dello scompenso metabolico, a rischio di complicanze croniche al cuore, ai reni e agli occhi”.

 

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