18 novembre 2019

L’obesità aumenta di 6 volte il rischio di ammalarsi di diabete

DIABETOLOGIA | REDAZIONE DOTTNET | 16/09/2019

Cattivi stili di vita e genetica sono pericolosi ma in misura minore

L’obesità aumenta di sei volte la probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2: è questo il principale fattore di rischio, molto più ‘pericoloso’ anche della predisposizione genetica e dei cattivi stili di vita, che aumentano tuttavia le chances di ammalarsi.

Il campanello d’allarme arriva dal 55/mo Congresso della Associazione europea per lo studio del diabete (Easd) che si apre oggi a Barcellona, dove gli esperti lanciano l’allarme anche per il preoccupante aumento di bambini che già presentano una condizione di prediabete, ma al contempo segnalano pure primi segnali di un calo dell’incidenza generale dei nuovi casi. 

A tracciare il trend dell’epidemia di diabete a livello mondiale sono vari studi presentati al congresso dai quali emerge innanzitutto quanto l’obesità rappresenti un pericolo, a fronte di numeri in crescita: nel 2017 le persone con diabete hanno raggiunto infatti i 425 milioni e si stima raggiungeranno i 600 milioni entro il 2045. 

Uno studio presentato dalla Università di Copenaghen, condotto su un campione di 9.556 soggetti, ha infatti dimostrato che proprio l’obesità è il fattore di rischio primario, mentre genetica e cattivi stili di vita aumentano il rischio diabete ma in misura molto minore.  Circa la metà del campione ha sviluppato il diabete 2 nell’arco di 14 anni di osservazione: in particolare, i ricercatori hanno dimostrato che cattivi stili di vita e obesità sono associati ad un maggior rischio di ammalarsi, indipendentemente dai fattori genetici.

La sola predisposizione genetica aumenta invece il rischio di diabete 2 di due volte ed i soli cattivi stili di vita sono associati ad un aumento del 20% del pericolo di ammalarsi. Dunque, “l’effetto dell’obesità sul rischio di diabete 2 – avvertono i ricercatori – è dominante rispetto agli altri fattori di rischio, e ciò evidenzia l’importanza del controllo del peso come prima misura di prevenzione”. Ma la preoccupazione dei diabetologi riguarda anche i bambini.

Un altro studio, presentato dalla Sigmund Freud University Medical School di Vienna e condotto su un campione di 11mila soggetti tra i 6 e gli 80 anni di età, ha infatti evidenziato un tasso “inaspettatamente alto” di pre-diabete, pari al 4,6%, tra i bambini tra 6 e 10 anni. Da qui il monito degli esperti: “E’ necessario attuare misure di prevenzione già in età giovanile, con stili di vita salutari ed una dieta adeguata già da bambini”.

Lo stesso studio ha pure evidenziato che patologie associate al diabete variano tra uomini e donne: angina, attacchi di cuore, ansia e ridotta velocità dei processi cognitivi sono più comuni tra gli uomini, mentre aritmia ed infiammazioni sistemiche si rilevano maggiormente tra le donne diabetiche. 

Dal congresso arriva pure una notizia positiva, anche se i diabetologi invitano comunque alla prudenza ed a non sottovalutare questa patologia: mentre il numero (prevalenza) delle persone con diabete 2 nel mondo continua a crescere in modo allarmante, il tasso con il quale i nuovi casi si sviluppano (incidenza) starebbe diminuendo. Dopo l’aumento dell’incidenza dal 1990, rileva infatti uno studio del Baker Heart and Diabetes Institute di Melbourne, “si registra un appiattimento o persino un possibile declino nel tasso di nuovi casi negli ultimi anni”. Tuttavia, concludono i ricercatori, non bisogna abbassare la guardia: “Se questo trend continuerà, potrebbe indicare che la prevenzione e le misure di salute pubblica attuate hanno avuto effetto; tuttavia, il numero di casi di diabete 2 sta ancora aumentando e dunque – concludono – non si può essere soddisfatti”.

 

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