17 luglio 2017

Il 30% dei pazienti diabetici rischia di perdere la vista.

 

Diabetologia | Redazione DottNet | 07/07/2017 11:36

Solo l’11% si sottopone a controlli oculistici

Non c’è ancora una risposta sanitaria adeguata a contrastare la crescente diffusione della retinopatia diabetica. Una patologia che in Italia interessa oggi oltre un milione di pazienti e che, in assenza di un miglioramento del quadro assistenziale, genererà un aumento della spesa sanitaria di 4,2 miliardi di euro nel periodo 2015-2030, secondo un recente studio condotto dal CEIS-Università di Roma Tor Vergata che ha valutato anche l’impatto economico declinato sulle singole regioni.

Ma che soprattutto mette a rischio la vista del 30% dei pazienti diabetici.     Un allarme e una sollecitazione all’azione rivolte soprattutto alla politica e al mondo delle istituzioni nel corso del secondo Forum Nazionale sulla patologia che si è tenuto al Senato sul tema “Retinopatia Diabetica: una lotta possibile”, promosso dall’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB Italia Onlus) e dalla rivista di economia e politica sanitaria Public Health & Health Policy (PH&HP), con il patrocinio del Senato della Repubblica, del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità.  

  ”Sensibilizzazione, diagnosi precoce e riabilitazione sono le tre parole chiave della nostra azione – ha dichiarato in apertura dei lavori l’Avvocato Giuseppe Castronovo, presidente di IAPB Italia Onlus – per ridurre il numero ancora oggi insostenibile dei pazienti diabetici che perdono la vista: circa il 30 per cento”.     Il quadro gestionale della patologia oggi ci presenta pazienti che vivono una difficile condizione: sotto-diagnosticati (secondo il rapporto ARNO 2015 solo l’11 per cento dei soggetti diabetici è stato sottoposto a visita oculistica), non trattati adeguatamente o, ancora, non sottoposti a screening. Inoltre, una quota importante dei pazienti in trattamento non aderisce pienamente alle cure, assumendo solo in parte i farmaci o non completando le somministrazioni previste.

Infine, l’offerta dei centri oculistici specialistici per il trattamento della patologia, sempre secondo un’analisi curata dai ricercatori del CEIS, risulta inadeguata sul piano della quantità e distribuita geograficamente in modo disomogeneo sul territorio.     ”Siamo di fronte a un problema di sanità pubblica che va assolutamente affrontato – ha rilevato nel corso del suo intervento Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – così che il Sistema Sanitario possa essere in grado di gestire la situazione in modo sistematico e strutturale.     Occorre offrire ai cittadini una risposta omogenea – ha proseguito Ricciardi – superando le oggettive differenze nella gestione, che oggi si registrano su scala regionale”.

”Nella maggior parte dei casi medici di medicina generale e oculisti sono entrambi consapevoli che il problema è condiviso – spiega Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di Medicina Generale – l’integrazione tra gli attori coinvolti dovrebbe partire proprio dallo screening retinografico, che dovrebbe in futuro essere una procedura eseguibile – naturalmente su pazienti selezionati per fattori di rischio – già presso l’ambulatorio del medico di base, ma refertato da un oculista, perché senza integrazione non si va da nessuna parte”.

Ti piace questo post?

Altre storie

Virus vegetali per curare diabete e artrite reumatoide

DIABETOLOGIA | REDAZIONE DOTTNET | 08/05/2020 Uni.Verona crea nuovi nanomateriali per prevenire le malattie autoimmuni . Utilizzare virus vegetali per curare alcune malattie autoimmuni come il diabete e l’artrite reumatoide. Le nuove possibilità terapeutiche sono state individuate dal gruppo di ricerca di Genetica agraria dell’Università di Verona.  I risultati dello studio “Prevention...

Dieta e sport prevengono il diabete

DIABETOLOGIA | REDAZIONE DOTTNET | 07/07/2018 Sid fa appello a Grillo: anche l’attività fisica sia prescrivibile Alimentazione e attività fisica sono un binomio perfetto per prevenire o ritardare, in chi è predisposto, il rischio di diabete, malattia che colpisce circa 5 milioni di persone in Italia tra casi diagnosticati e non. A...

Il sale fa aumentare la pressione sanguigna

  La responsabilità è di un complesso proteico coinvolto nell’infiammazione Il sale in cucina aumenta la pressione sanguigna in alcune persone, esponendole a un rischio maggiore di malattie cardiovascolari e morte.  Un team di ricerca guidato dalla Vanderbilt University, in uno studio i cui risultati sono stati pubblicati su Circulation...

Categorie

Newsletter

Iscriviti alla newsletter.

Privacy: Acconsento al trattamento dei dati personali